Outdoor Training: la cultura della responsabilità nel Team

Formazione esperienziale: la cultura della responsabilità nel Team

“Buongiorno a tutti, ho trovato un filmato da farvi visionare prima di parlare dell’intervento formativo che volete sviluppare, guardiamolo insieme”.
Parte lo spezzone di un intervento di un noto allenatore della nazionale di pallavolo, in cui in maniera molto divertente racconta di come gli schiacciatori si occupino del lavoro degli alzatori invece di pensare a come schiacciare le palle nel campo avversario. Terminata la visione inizia la raccolta delle opinioni di tutti i manager presenti, che dopo un’ora e mezza circa, in cui vengono fatti i paralleli tra quanto espresso dall’allenatore e quanto accade in azienda, arrivano alla conclusione di sviluppare una cultura della responsabilità diffusa in tutto lo stabilimento. L’idea è molto challenging, data la diffusa tendenza a cercare giustificazioni o scaricare la colpa su altri, come esplicitato nel racconto di alcuni esempi.
Il progetto per stimolare tale cultura è incentrato su attività di team coaching con il management e con gli enti gestiti da ogni singolo manager, in cui saranno coinvolti tutti i primi riporti. Per rafforzare il messaggio il team dei manager parteciperà ad un’attività in outdoor.
La cultura della responsabilità sviluppata si incentra su tre temi:
Azienda come team: abbandonare l’idea dei “compartimenti stagni”, in cui si pensa solo al proprio ente a favore di una mentalità in cui nelle decisioni, nello sviluppo dei piani d’azione si considera sempre il fine aziendale e i bisogni reciproci degli enti coinvolti
Fiducia: sviluppare la convinzione che il collega sta dando il massimo per il raggiungimento dell’obiettivo condiviso
Gestione del rischio: assumersi dei rischi con responsabilità in situazioni sfidanti e ricercare nuove modalità d’azione
Per vivere questi temi in un contesto metaforico, è stato organizzato un evento di Team Building Outdoor ai piedi del Monte Bianco, in cui i manager di una prestigiosa azienda multinazionale sono stati sfidati dalla "banda di un trafficante internazionale" che ne proteggevano la cattura. Le attività in cui si sono cimentati il primo dei due giorni i manager sono di orienteering e di soft air a raggi infra-red, dove hanno potuto replicare l’organizzazione di un team, in cui ognuno aveva un compito diverso, ma importante per il fine comune. L’ambiente nuovo, ma molto familiare per gli avversari, poneva le persone ad affrontare i rischi della scarsa conoscenza del territorio e dei punti di riferimento. La fiducia riposta in ogni membro del team diventava necessaria, poiché la sopravvivenza (sempre metaforica) di ogni singolo dipendeva dal gruppo. La comunicazione, che sostiene lo sviluppo della responsabilità, assumeva un carattere strategico e fondamentale.
Ad inizio giornata, durante l’attività e in conclusione, i manager sono stati invitati ad effettuare delle riflessioni su quanto accaduto nel vivere la metafora e come ricollegare i concetti alla loro realtà organizzativa. Per esempio, dopo un conflitto, in cui tutti sono stati eliminati e di conseguenza il premio (la cena) non era stato vinto, le persone invitate a riflettere hanno colto l’importanza di imparare ad ascoltarsi e di darsi informazioni precise, così nello scontro finale sono riusciti a recuperare la cena!
Il modello teorico di riferimento per l'apprendimento prende spunto da Kolb ed ė strutturato nella sequenza esperienza - riflessione - modelli mentali – nuove azioni. L’esperienza metaforica di orientamento e battaglia nel bosco, riflessioni attraverso feedback su quanto fatto ("Nessuno mi ha ascoltato, così sono stato colpito!"), definizione di modelli mentali da riportare in azienda ("Dobbiamo abituarci ad ascoltare quello che ci diciamo"), nuove azioni da sviluppare (come ascoltarsi).
Dopo aver montato le tende, aver cucinato all’aperto una grigliata di carne sotto qualche goccia di pioggia ed essersi divertiti in un’atmosfera conviviale, i partecipanti hanno potuto riposare per alcune ore, ignari di cosa sarebbe accaduto il mattino seguente …
Alle 7,45 dopo aver smontato le tende e essersi preparati per la mattinata, si sono ritrovati sotto il tendone montato per effettuare le rielaborazioni pre e post attività. Le riflessioni sono utilizzate per richiamare e fissare su carta quanto esplicitato il giorno prima e azioni derivanti dai modelli mentali concettualizzati ("Definiamo l'ascolto e come fare")
La conclusione della metafora è la fuga dopo la cattura del pericoloso trafficante, che avverrà via fiume su due raft. Nessuno ha mai provato il rafting, quindi siamo nuovamente in un territorio sconosciuto in cui gestire rischi, strutturare il team e fidarsi. Le guide si occupano della sicurezza, mentre il piano di viaggio è interamente affidato ai manager, che dopo confronto tra loro elaborano il piano d’azione per percorre gli 8 km previsti per la conclusione della sfida. Una volta approvato il piano dalle guide si parte!
Il percorso è impegnativo e divertente, richiama nuovamente dinamiche aziendali che vengono affrontate all’arrivo, nel campo base della scuola di rafting che ci ha accompagnato. La fiducia in chi governava il raft, la necessità di trovare sincronia nelle pagaiate, la sicurezza reciproca, oppure la riuscita della missione che dipende da tutti, non fanno altro che alimentare riflessioni sul loro team aziendale e sugli enti che gestiscono. L’elaborazione dei modelli mentali si svolgono distesi sul prato, galvanizzati dall’esperienza e sereni nello scambiarsi i feedback.
Per completare l’opera e guadagnarsi il pranzo conclusivo, una bella attraversata sulle rapide più impegnative del fiume, ma sotto lo stretto controllo delle guide.
Adrenalina e divertimento sono assicurati!

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